Dalymount Park

Centodiciotto anni e sentirli tutti. Ogni passo sotto il traliccio di Connaught Street provoca un suono di vetri rotti e detriti scricchiolanti. Accanto ai vecchi tornelli ci sono barattoli di vernice vuoti, bottiglie e sacchi di calcestruzzo, erbacce incolte e qualche carrello della spesa non riposizionato a dovere nella catena del vicino supermercato “Tesco”. Nessun pregiudizio, è lo stato attuale del glorioso (è bellissimo) Dalymount Park di Dublino la casa del Bohemian Football Club.



Oh, trattasi della seconda squadra più antica d’Irlanda dopo l'Athlone Town e chiamata così proprio perché lo spirito dei fondatori aveva un punto di vista politico e sociale non ortodosso. Nei giorni delle partite va un po’ meglio, la zona viene ripulita ma si percepisce in pieno l’alone di decadenza che ammanta quest’impianto in attesa perenne di ristrutturazione. Sotto l'imponente campanile della Chiesa di Saint Peter si apre la Jodi Stand, l'unica tribuna rimasta aperta e usufruibile. In verità non ci sarebbe bisogno di ulteriori posti visto che le presenze si aggirano in media intorno ai 2000 spettatori nonostante la squadra di Keith Long stia lottando per posizioni di vertice.

Ovviamente non è sempre stato così, anzi. Dalymount Park per anni ha rappresentato la casa della nazionale, ha visto nel primo dopoguerra un centrocampista del Bohemians, Ernie Crawford, togliersi la maglia e battersi a suon di pugni con il capitano dello Shamrock Rovers Bob Fullam cessando solamente quando un portuale, un certo Charlie Dowdall, sparò un colpo di pistola in aria. Oppure l’episodio del 1931, ossia l’inverosimile decesso di un giovane calciatore, Gerard O 'Sullivan, un impiegato ventiduenne della Dublin Corporation di Ballybough Road, che dopo uno scontro di testa con un avversario continuò a giocare ignaro della gravità dell’incidente tanto che in un rapporto si leggeva che entrambi gli uomini andarono insieme a prendersi un tè dopo di che O'Sullivan iniziò a sentirsi male morendo al Jervis Street Hospital il giorno seguente.

Poi ci sarebbe quella sfida contro i Rangers nella Coppa Uefa del 1984 vinta dai padroni di casa per 3-2 con una rete dell’indimenticato Eugene "Gino" Lawless e infine lo storico concerto di Bob Marley del 1980 a cui il club la scorsa stagione ha dedicato una maglia commemorativa.

Insomma Dalymount Park resta un luogo mitico con i suoi murales, l’odore di “fumo” sciolto bene e quello di Bovril impregnato nei supporti legnosi.

"A meno che tu non sia un fan del “Bohs", è impossibile spiegare cosa significhi il Dalymount” -dicono loro.

In ogni caso, al di là dell’ammodernamento, i rossoneri rimarranno qui nel quartiere di Phibsboro, dove la sera di sabato 6 settembre 1890 un gruppo di giovani studenti della Bell’s Academy si sentirono così bohémien da fondare un club calcistico con questo nome e che vedrà in Turlough O'Connor e Tommy Kelly rispettivamente il miglior marcatore di ogni epoca e il giocatore con il maggior numero di presenze.

Simone Galeotti

Nizza: lo stadio del ruscello

Fu inaugurato nel 1927, prima ancora che in Francia vi fosse un vero campionato nazionale. Proprietaria la municipalità, intitolato al politico socialista Léo Lagrange - morto il 9 giugno 1940 a Évergnicourt -, lo stadio sorge nel quartiere nizzardo di Ray - che significa, appunto, ruscello. Di qui, la sua denominazione - mai ufficialmente stabilita, ma comunemente adoperata - di 'Stade du Ray'. 
Su questo campo, sin dalle origini, ha giocato l'Olympique Gymnaste Club Nice Côte d'Azur (più brevemente OGC Nice, ma anche semplicemente Nice). Su questo campo, il club ha vissuto le sue stagioni migliori, nel corso degli anni '50 del secolo scorso, quando contendeva al Reims l'egemonia calcistica in terra di Francia. Postiamo qui, a ricordo, immagini che risalgono proprio a quei tempi e a quelli di poco successivi.










In vista dell'europeo del 2016, a Nizza è stato costruita una nuova e grande arena, l'Allianz Riviere; oggi, la storia dello Stade du Ray è semplicemente, appunto, storia.

Robbiano (Vercelli)

Campi di provincia del calcio di un tempo
Stadio Leonida Robbiano (Vercelli)

L'ultimo Natale trascorso in Serie A dalla Pro Vercelli fu quello del 1934. Fu anche il primo senza Silvio Piola, ceduto alla Lazio in estate. Il 23 dicembre, al Robbiano (foto di repertorio), la vecchia Pro fu sconfitta dal Livorno, e mestamente rimase sul fondo del fondo della classifica. Da lì, non riuscì più a risalire. Speriamo di rivederla, nei prossimi anni, sui campi del campionato maggiore.