L'arena centenaria

Inaugurato il 18 luglio 1930, mancano dunque dieci anni esatti: poi compirà cent'anni. Molti - non moltissimi - per uno stadio. Ma, quando fu progettato, costruito e inaugurato, proprio il nome di "Centenario" gli fu dato. Era trascorso un secolo dalla prima costituzione dell'Uruguay. Ne diventava materiale simbolo. Monumento historico del futbol mundial, secondo la FIFA, dal 1983. Un riconoscimento davvero ovvio: vi fu disputata la prima finale della Coppa Rimet, e tanto basta. Vi furono disputate altre finali, o partite che valevano la finale, dopo il 1930: tutte per la Copa América, il Campionato sudamericano per nazioni. Le ha sempre vinte l'Uruguay. Il Centenario è davvero luogo e memoria dell'identità uruguayana, e simbolo nel mondo della sua diversità.

Scheda | Sito | The Stadium Guide

L'apertura del Maracanã




16 giugno 1950, Rio de Janeiro

Con un 'partido amistoso' fra le rappresentative di Rio e di São Paulo fu inaugurato il Maracanã. L'immagine evidenzia come i lavori fossero ancora in corso. Mancavano otto giorni all'inizio della Coppa del mondo

La Romareda

Zaragoza, anni '60


Dalymount Park

Centodiciotto anni e sentirli tutti. Ogni passo sotto il traliccio di Connaught Street provoca un suono di vetri rotti e detriti scricchiolanti. Accanto ai vecchi tornelli ci sono barattoli di vernice vuoti, bottiglie e sacchi di calcestruzzo, erbacce incolte e qualche carrello della spesa non riposizionato a dovere nella catena del vicino supermercato “Tesco”. Nessun pregiudizio, è lo stato attuale del glorioso (è bellissimo) Dalymount Park di Dublino la casa del Bohemian Football Club.



Oh, trattasi della seconda squadra più antica d’Irlanda dopo l'Athlone Town e chiamata così proprio perché lo spirito dei fondatori aveva un punto di vista politico e sociale non ortodosso. Nei giorni delle partite va un po’ meglio, la zona viene ripulita ma si percepisce in pieno l’alone di decadenza che ammanta quest’impianto in attesa perenne di ristrutturazione. Sotto l'imponente campanile della Chiesa di Saint Peter si apre la Jodi Stand, l'unica tribuna rimasta aperta e usufruibile. In verità non ci sarebbe bisogno di ulteriori posti visto che le presenze si aggirano in media intorno ai 2000 spettatori nonostante la squadra di Keith Long stia lottando per posizioni di vertice.

Ovviamente non è sempre stato così, anzi. Dalymount Park per anni ha rappresentato la casa della nazionale, ha visto nel primo dopoguerra un centrocampista del Bohemians, Ernie Crawford, togliersi la maglia e battersi a suon di pugni con il capitano dello Shamrock Rovers Bob Fullam cessando solamente quando un portuale, un certo Charlie Dowdall, sparò un colpo di pistola in aria. Oppure l’episodio del 1931, ossia l’inverosimile decesso di un giovane calciatore, Gerard O 'Sullivan, un impiegato ventiduenne della Dublin Corporation di Ballybough Road, che dopo uno scontro di testa con un avversario continuò a giocare ignaro della gravità dell’incidente tanto che in un rapporto si leggeva che entrambi gli uomini andarono insieme a prendersi un tè dopo di che O'Sullivan iniziò a sentirsi male morendo al Jervis Street Hospital il giorno seguente.

Poi ci sarebbe quella sfida contro i Rangers nella Coppa Uefa del 1984 vinta dai padroni di casa per 3-2 con una rete dell’indimenticato Eugene "Gino" Lawless e infine lo storico concerto di Bob Marley del 1980 a cui il club la scorsa stagione ha dedicato una maglia commemorativa.

Insomma Dalymount Park resta un luogo mitico con i suoi murales, l’odore di “fumo” sciolto bene e quello di Bovril impregnato nei supporti legnosi.

"A meno che tu non sia un fan del “Bohs", è impossibile spiegare cosa significhi il Dalymount” -dicono loro.

In ogni caso, al di là dell’ammodernamento, i rossoneri rimarranno qui nel quartiere di Phibsboro, dove la sera di sabato 6 settembre 1890 un gruppo di giovani studenti della Bell’s Academy si sentirono così bohémien da fondare un club calcistico con questo nome e che vedrà in Turlough O'Connor e Tommy Kelly rispettivamente il miglior marcatore di ogni epoca e il giocatore con il maggior numero di presenze.

Simone Galeotti

Nizza: lo stadio del ruscello

Fu inaugurato nel 1927, prima ancora che in Francia vi fosse un vero campionato nazionale. Proprietaria la municipalità, intitolato al politico socialista Léo Lagrange - morto il 9 giugno 1940 a Évergnicourt -, lo stadio sorge nel quartiere nizzardo di Ray - che significa, appunto, ruscello. Di qui, la sua denominazione - mai ufficialmente stabilita, ma comunemente adoperata - di 'Stade du Ray'. 
Su questo campo, sin dalle origini, ha giocato l'Olympique Gymnaste Club Nice Côte d'Azur (più brevemente OGC Nice, ma anche semplicemente Nice). Su questo campo, il club ha vissuto le sue stagioni migliori, nel corso degli anni '50 del secolo scorso, quando contendeva al Reims l'egemonia calcistica in terra di Francia. Postiamo qui, a ricordo, immagini che risalgono proprio a quei tempi e a quelli di poco successivi.










In vista dell'europeo del 2016, a Nizza è stato costruita una nuova e grande arena, l'Allianz Riviere; oggi, la storia dello Stade du Ray è semplicemente, appunto, storia.

Robbiano (Vercelli)

Campi di provincia del calcio di un tempo
Stadio Leonida Robbiano (Vercelli)

L'ultimo Natale trascorso in Serie A dalla Pro Vercelli fu quello del 1934. Fu anche il primo senza Silvio Piola, ceduto alla Lazio in estate. Il 23 dicembre, al Robbiano (foto di repertorio), la vecchia Pro fu sconfitta dal Livorno, e mestamente rimase sul fondo del fondo della classifica. Da lì, non riuscì più a risalire. Speriamo di rivederla, nei prossimi anni, sui campi del campionato maggiore.

Il Penzo di notte

Campi di provincia del calcio di un tempo
Stadio Pier Luigi Penzo (Venezia)

Meravigliosa prospettiva notturna



Stadio Lenin (Mosca)

Центральный стадион имени В. И. Ленина


El Monumental

Il River Plate è la più forte squadra d'Argentina. Ha vinto la Priméra División nel 1936 e nel 1937. Il suo stadio, costruito nel Barrio de Palermo, è ormai troppo piccolo. Ma oggi si inaugura quello nuovo, una cancha per 70.000 persone. Il Peñarol di Montevideo è l'ospite d'onore scelto per l'apertura del Monumental.

25 maggio 1938



Stade Jean-Bouin (Paris)

Parigi non è mai stata una capitale del football in Europa, ma può darsi che stia per diventarlo, a un secolo e mezzo dall'invenzione del gioco. Però il Parc des Princes è stato teatro di tante e importanti partite, anche storiche - per esempio, la finale del primo campionato europeo, nel 1960. 
Costruito a fine '800, è stato poi oggetto di svariate ricostruzioni e abbellimenti. La struttura attuale è quella progettata da Roger Taillibert (specializzato nell'architettura degli stadi) verso la fine degli anni '60. Il 14 giugno 1970 il vecchio Parco chiuse i battenti. Riaprirà nella primavera avanzata del 1972. Qui sotto una spettacolare immagine (come si potrà apprezzare visualizzandola nella dimensione reale) scattata nel corso di quel lungo lavorìo.  



Come si potrà facilmente notare, alle spalle del Parc c'è un altro piccolo (non piccolissimo) stadio. E' intitolato a Jean Bouin, marsigliese, atleta di spessore (medagliato a Stoccolma sulla distanza dei 5000 metri nel 1912) e caduto all'inizio della guerra, nel corso della prima battaglia della Marna, probabilmente colpito da fuoco amico. 
Alla sua memoria fu dunque dedicato quel luogo riservato a varie pratiche sportive, aperto nel 1916. 
Ecco una foto scattata qui nel 1920.



Ed eccone un'altra, certo più recente. Questo è, come si vede, davvero uno stadio.

Il Jean Bouin esiste ancora, anzi oggi è una struttura davvero avveniristica. Ecco com'è cambiato il panorama rispetto a quello fissato nell'immagine del 1972.



Ma perché ci occupiamo di questo impianto? Ha senso proporne qualche cenno di storia, qualche antica immagine?
Certamente sì. Perché qui, allo Stade Jean Bouin, disputò la sua prima partita (amichevole ma 'ufficiale') il Paris Saint-Germain Football Club, appena nato a seguito della fusione tra due decadenti club parigini.
Era il primo di agosto del 1970. Accorsero - all'incirca - 2000 spettatori. Il PSG perse la sgambata contro l'US Quevilly. Due a uno, niente da dire.

Quando, dopo alcuni anni, riuscì a conquistare (sul campo) il diritto di iscriversi alla principale divisione del calcio francese (e cioè a partire dalla stagione 1974-75), il club usò regolarmente per le partite interne il Parc des Princes, nel frattempo rimesso a nuovo.
Tutto qui.

L'inaugurazione del Ďolíček

Il 18 marzo 1932 una delle squadre minori di Praga, il Bohemians (sì, quella dove spese gran parte della sua carriera il famosissimo Antonín Panenka), inaugurò il suo nuovo stadio. Splendida è l'immagine che ci rimane di quella giornata.


Gli stadi di Silvio Piola

Chissà se, tra qualche anno, la proprietà italo-americana della Roma costruirà un nuovo stadio, e chissà se verrà intitolato (subito o nel tempo) a Francesco Totti. Già. I pedatori destinati alla leggenda, prima o poi rivivono anche così, nel nome degli stadi che li videro protagonisti. Non necessariamente i loro stadi. Il campo di Giuseppe Meazza, per esempio, era quello dell'Arena: a San Siro, che gli fu intitolato nel 1980 (poco dopo la morte), il Peppin non giocò molte volte con la maglia dell'Ambrosiana, la sua 'vera' squadra.

Il vecchio 'Robbiano' di Vercelli visto dal cielo
Abbiamo preso le mosse da Totti non per caso. E' il secondo cannoniere all times della Serie A. Come tutti sanno, meglio di lui ha fatto solo una leggenda del nostro football: Silvio Piola. Piola, tuttavia, può vantare anche un altro record, che difficilmente qualcuno gli potrà insidiare: per onorarne la memoria, il suo nome è stato dato a ben due stadi. Due santuari 'minori', oggi. Quelli delle città in cui la sua carriera ebbe l'inizio e la fine: Vercelli e Novara. Nato a Robbio, in provincia di Pavia (un centro della profonda e agricola Lomellina che storicamente gravitò anche - se non soprattutto - su Vercelli, peraltro più vicina di Pavia),  si trasferì immediatamente con la famiglia a Vercelli. E nella Pro, ovviamente, Piola giocò le sue prime stagioni in Serie A. Cinque campionati: poi ci furono il formidabile decennio alla Lazio, il primo dopoguerra a Torino, e il lungo (e ancora glorioso) tramonto a Novara, partendo dalla Serie B (stagione 1947-48).


Il grande cannoniere azzurro si spense a Gattinara il 3 ottobre 1996. Un anno dopo, esattamente il 23 ottobre 1997, fu per primo il Comune di Novara a intitolargli lo stadio - costruito negli anni '70: dunque mai frequentato da Piola.





L'anno successivo, la comunità vercellese fece la stessa cosa, dedicando al 'proprio' campione il vecchio e glorioso Robbiano.

L'immagine di Silvio sul muro esterno dello stadio.
Da notare il collegamento ai sette scudetti vinti dalla Pro, ma in anni precedenti
a quelli in cui il centravanti indossò la gloriosa maglia

Un drone sugli stadi di Cagliari

Questo magnifico video, girato da Antonello Gregorini il 2 settembre 2017, documenta gli ultimi giorni del Sant'Elia prima della demolizione. Accanto, il Sardegna Arena, struttura provvisoria che sparirà quando, sull'area del Sant'Elia, verrà costruito il nuovo, moderno impianto cagliaritano.
Il tempo corre veloce anche su questa città e sui suoi ricordi.


Vicente Calderón

Arene abbandonate

E' arrivato il momento. Il Club Atlético de Madrid ha traslocato, e la sera del 16 settembre 2017 ha disputato la prima partita nel nuovo stadio, il Wanda Metropolitano. Tutto coperto. Bellissimo, dicono. Uguale a decine di altri impianti moderni. Non vedremo più, nelle serate di coppa o negli infuocati pomeriggi della Primera División, i profili inconfondibili dell'Estadio Vicente Calderón. La sua vita è durata poco più di cinquant'anni. Verrà presto demolito. La sua area sarà utilizzata per un parco giochi, da intitolare al club colchonero.

Ferrara (Stadio Comunale)

Campi di provincia del calcio di un tempo
Lo Stadio Comunale di Ferrara




Ai piedi di Fort Carré


Siamo ad Antibes, in Costa Azzurra. La fortezza, cinquecentesca, è considerata un capolavoro di architettura militare. Vi dimorò anche, per qualche tempo (da detenuto) Napoleone Bonaparte. 
Il piccolo stadio - dove spicca l'incastonamento sulla gradinata di un monumento ai Caduti della prima guerra mondiale - non vanta gloriose frequentazioni. La storia della squadra locale è una storia modesta. Ma qui, il 12 giugno 1938, giocarono Svezia e Cuba una partita della Coppa Rimet [vedi]. Una partita facilmente dominata dai nordici: l'unica del torneo disputata su questo campo. Si può anzi dire che, se nella mappa del football questo piccolo stadio non è totalmente dimenticato, è proprio e solo per via di quella partita. 

Stade de la Meinau

Volando sui cieli di Francia, il 5 giugno 1938.
Nel tardo pomeriggio, sul campo di Strasburgo, ci sono il Brasile e la Polonia. A suon di gol, stanno cercando di restare in corsa per vincere la Coppa del mondo. E' l'unica partita della competizione in programma allo Stade de la Meinau


Ryavallen

Arene abbandonate

Questa splendida foto ritrae il Ryavallen, stadio della città svedese di Borås. 




Siamo a una settantina di chilometri da Göteborg, verso l'interno, nella contea di Västra Götaland. E' anzi una foto scattata (dicono le fonti) proprio il giorno della sua inaugurazione, il 17 agosto 1941: i padroni di casa, gli 'eleganti' pedatori dell'Idrottsföreningen Elfsborg (club fondato, ma con altro nome, nel 1904), ospitavano nientemeno che la rappresentativa nazionale svedese. I gialli di casa (questo il colore sociale dell'Elfsborg) vinsero quella partita, due a uno. E si distinse ancora il loro giocatore più carismatico, Sven Arvid Emanuelsson, nato proprio a Borås, e che giocò sempre nella squadra della sua città.

Il Ryavallen fu poi tra i catini scelti per la Coppa Rimet del 1958, anche se vi si disputarono soltanto due partite, benché di una certa importanza: Unione Sovietica-Austria e Inghilterra-Austria, rispettivamente l'11 e il 15 giugno. 

Lo stadio fu abbandonato dal club, e riservato solo all'atletica leggera, come campo di allenamento, nel 2005.


Il Gasómetro

Arene scomparse
Estadio Gasómetro, Buenos Aires

Aperto nel 1916 (non ebbe mai una denominazione ufficiale: il motivo del soprannome popolare facilmente si intuisce), era la casa del Club Atlético San Lorenzo de Almagro. 
Demolito nel 1981, il suo spazio venne preso da un supermercato.
Ecco alcune immagini dell'impianto, tramandate da momenti diversi della sua non lunghissima storia.

1927









1936













1965



1970 circa
1981
























Qui si giocò una partita tra il San Lorenzo e il Boca rimasta famosa perché evocata da una lettera indirizzata a Eduardo Galeano da Osvaldo Soriano.

Caro Eduardo,
voglio raccontarti che l’altro giorno sono andato al supermercato Carrefour, dove un tempo si trovava il campo del San Lorenzo. Ci sono andato con José Sanfilippo, l’eroe della mia infanzia, che fu capocannoniere del San Lorenzo per quattro stagioni di seguito. Stiamo camminando tra i carrelli, attorniati da pentole, formaggi e filze di salsicce. All’improvviso, mentre ci avviciniamo alla cassa, Sanfilippo apre le braccia e mi dice: “Pensa che proprio qui insaccai quel gran tiro di punta a Roma nella partita contro il Boca”. Incrocia una signora grassa che spinge un carrello pieno di scatolette, bistecche e verdure e dice: “È stato il gol più rapido della storia”. 
Concentrato come se stesse aspettando un corner mi racconta: “Dissi al numero cinque, che quel giorno debuttava: appena comincia la partita mandami una palla lunga in area. Non preoccuparti, non ti farò fare brutte figure. Io ero già vecchio e il ragazzino, Capdevilla si chiamava, si spaventò: e se magari non ci riesco ..?”. E in quel momento Sanfilippo mi indica una pila di barattoli di maionese e grida: “Me la mise qui!”. La gente ci guarda, spaventata. “Il pallone arrivò spiovente un po’ dietro ai centrali, scattai ma mi andò a finire un po’ in là, dove adesso c’è il riso, vedi?” e mi segnala lo scomparto in basso, e di colpo si mette a correre come un coniglio malgrado il vestito blu e le scarpe lucidate: “La lasciai rimbalzare e… plum!”. Esplode il suo sinistro. Tutti ci voltiamo a guardare verso la cassa dove trenta e rotti anni orsono c’era la porta e a tutti sembra che il pallone si infili lassù in alto, proprio dove ora ci sono le pile per la radio e le lamette da barba. Sanfilippo alza le braccia per festeggiare. I clienti e le cassiere si spellano le mani per gli applausi. A momenti mi metto a piangere. El Nene (il Bimbo) Sanfilippo aveva segnato di nuovo quel gol del 1962. L’aveva rifatto solo perché io potessi vederlo.

Eduardo Galeano, Splendori e miserie del gioco del calcio, p. 129

Il match evocato da Soriano si disputò il 12 ottbre 1962, per la ventesima giornata del Campeonato de Primera División. Qui, un tabellino (parziale) della partita, che finì 2-2, e dal quale risulta che effettivamente Sanfilippo marcò la sua rete al primo minuto di gioco.